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La sua assenza
Il lungo addio a Sergio Endrigo

MenSA non dimentica gli amici. Con il titolo, che parafrasa una sua bellissima canzone, La tua assenza, vogliamo dire in sostanza questo: l'estensore delle righe che seguono, dal lontano giorno in cui ascoltò per la prima volta quella voce nitida, delicata e insieme decisa, forte capace di esprimere, da grande interprete, i sentimenti, le emozioni, le idee, con una duttilità di toni vocali e di approcci poetici, in Italia non ancora mai intesi nel mondo della canzone, non ha letteralmente mai smesso di frequentarlo (in termini da ascoltatore a musicista/cantante/poeta). Poteva passare qualche giorno, non di più, senza che io pescassi dagli scaffali, qualcosa di Endrigo da ascoltare. Claudia Endrigo Ebbene, la frequentazione si è fatta oggi, se possibile, ancora più costante e, come spesso accade, più attenta, più intensa, e all'ascolto si è aggiunta la lettura delle cose che ha scritto, i testi delle sue canzoni, il delizioso e insieme acre romanzo quasi autobiografico, il bellissimo libro-intervista. E diventa impossibile non avvertire, irrimediabile, la sua assenza: "La tua assenza è una voce continua che parla di te". E allora volgiamo in positivo questo stato negativo. Ci uniamo, per quanto è nelle nostre possibilità, al bellissimo e dolce appello di sua sorella Claudia, volto "a tempestare le reti MEDIASET, la RAI e le radio di email e telefonate con la precisa richiesta di voler ascoltare ancora la stupenda voce di mio padre e sopratutto le incredibilmente poetiche parole dei suoi testi".

L'appello completo all'indirizzo: (http://www.sergioendrigo.it/Appello.html). Noi ovviamente l'abbiamo già fatto e continueremo a farlo. Fatelo anche voi, quelli che conoscevate l'artista e uomo Sergio e quelli che cominciano a conoscerlo ora, perché no (è già accaduto al nostro interno), attraverso la nostra sorprendentemente visitata, letta, conosciuta, rivista. Che è una rivista di cultura gastronomica, dove, una volta di più, si afferma un concetto più estensivo, magari un po' forzato (ma non siamo un'eccezione) del "gourmand", del "buongustaio" come uomo di gusto, amante della buona vita, del bien vivre, se preferite. Modo di vivere che include l'amore per molte delle cose belle che condividevamo con Sergio: i buoni libri, i buoni amici, la buona musica, il ben mangiare e il buon bere. A proposito, MenSA aveva anche lanciato un concorso, ispirandosi a una stupenda canzone di Sergio, Il primo bicchiere di vino.

La sua prematura scomparsa ci ha impedito, forse solo psicologicamente, di prendere finora una qualsiasi decisione a riguardo. Ora pensiamo che sia giusto portare a termine il concorso. Solo, vi chiediamo di aspettare ancora uno o due numeri, perché vorremmo tentare di far coincidere la premiazione, se ci riusciamo, con una iniziativa (una giornata, un incontro, si vedrà) su Sergio Sergio Endrigo. La voce dell'uomo Endrigo e in particolare su Endrigo, la musica, la poesia, il vino. Dovevamo farla con Sergio Endrigo presente (ce l'aveva promesso). La faremo per continuare a ricordarlo. Da parte nostra è un impegno. A voi, chiediamo ancora un po' di pazienza, tanto più che, questo lo possiamo dire, in ogni caso, al di là del concorso, che onoreremo secondo le regole, il miglior raccontino (autobiografico) del primo bicchiere di vino, noi comunque l'abbiamo trovato ed è quello del decenne Sergio Endrigo, inserito nel libro-intervista: Doriano Fasoli-Stefano Crippa. Sergio Endrigo. La voce dell'uomo. Roma, Edizioni Associate, 2002.

Il bere e la libertà? Sembra un paradosso. Ho cominciato a bere a circa dieci anni. …Quando mia madre mi mandava a prendere un mezzo litro di vino all'osteria dove il Mustaccia a volte mi faceva cantare La donna è mobile, al ritorno, quando entravo nell'androne, bevevo sempre un sorso dalla bottiglia.

[Ricordare quell'abitudine doveva piacere molto al nostro Sergio, che lo riprende in un altro punto dell'intervista]:



Sotto casa nostra (io abitavo con mia madre in una soffitta al quarto piano) c'era un'osteria ed ogni tanto lei mi incaricava di andarvi a comprare un po' di vino. Il padrone dell'osteria era soprannominato Bepi Mustaccia perché aveva due grandi baffi alla Francesco Giuseppe. A mezzogiorno c'erano operai e manovali che mangiavano salumi avvolti nella carta oleata ed il Mustaccia, per intrattenerli, mi sollevava di peso, mi metteva in piedi su un tavolo e io cantavo La donna è mobile. Quando finivo di cantare tra gli applausi il padrone mi regalava un paio di lire. A me sembravano proprio tante perché allora si andava al cinema con... settanta centesimi.

(Sergio Endrigo)

Appello Sergio Endrigo

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