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10 anni senza Bonvi
di Rino Pensato

Il 10 dicembre 1995 muore tragicamente Franco Bonvicini, per tutti nel mondo, Bonvi, investito da un pirata della strada, mentre si reca a registrare una puntata della trasmissione televisiva Roxy Bar, in cui voleva recarsi per vendere tavole autografate di Blob, per dare il ricavato al suo amico Magnus, gravemente malato... (www.ilbonvi.it). Premio Ghostbusters

MenSA (o una parte di quelli che... oggi fanno MenSA) lo conobbe personalmente solo nel 1991, in occasione del primo Premio Ghostbusters per racconti gialli italiani inediti, del quale aveva disegnato (gratis) il bellissimo logo. Altri fondatori del Premio Ghostbusters (purtroppo cessato nel 2001 per… concorsi di colpe), come il presidente della giuria Francesco Guccini in primo luogo, ma anche Giancarlo Roversi e Giovanni Tamburini (grande e generoso anfitrione del Premio nella bellissima Accademia dei notturni a Villa Ranuzzi Cospi) erano suoi vecchi amici.
Se fosse stato un vino, il sommelier avrebbero forse definito Bonvi un rosso di gran corpo, con sentori dolci di frutti di bosco dell'"Appenninen" modenese, pieno di umori acuti e persistenti, indimenticabili.
Duro e arrabbiato con i "cattivi", indipendentemente dal colore dell'uniforme, amabile, generoso, addirittura tenero con i "buoni", con chi amava e lo amava. L'ultimo slancio di generosità, rammentato all'inizio, lo spense beffardamente, quasi due mesi prima dell'amico Roberto Raviola, in arte Magnus, un altro grande del fumetto italiano, che voleva aiutare

Ricordo che, oltre che agli adulti intelligenti, piaceva da matti ai bambini intelligenti. Insistiamo sul termine intelligente, perché sentivamo personalmente dire, da persone anche colte (ma forse poco intelligenti) che l'idea iniziale, l'antimilitarismo "troppo ovviamente" incarnato dalle Sturmtruppen, le stesse "scontate" storpiature linguistiche (come le troncature di parole di Cattivik, che Bonvi lasciò poi in esclusiva nel 1972 a Silver, alias Guido Silvestri) erano roba da bambini. Sì, forse, ma da bambini intelligenti, appunto, come sarebbe bello che fossimo, in giusta misura, un po' tutti.
Bonvi al Premio Ghostbusters 1991
Bonvi al Premio Ghostbusters 1991
E noi pensiamo che non esistano differenze, se non anagrafiche, tra bambini intelligenti e adulti intelligenti. Che bbuo' dicere, ja[mm] (avrebbe detto un altro genio da noi molto amato, Massimo Troisi), quando uno è intelligente, non è adulto intelligente, bambino intelligente, animale intelligente, è indeliggent e bast. E, come spesso accade, quel che viene inteso e preso come banale, scontato, ovvio, infantile, demenziale, è soltanto, soprattutto nel campo della comicità, dell'umorismo, la semplicità del genio o, se preferite, il genio della semplicità, che include, beninteso e bene-intesa, la profondità. In Bonvi come in Jacovitti, in Segar (Popeye, alias Braccio di ferro) come in Al Capp (Lil Abner).

A proposito di bambini, si conserva ancora, nella casa di chi scrive, un disegno (uno Sturmtruppen) da Bonvi dedicato, appunto in occasione del Ghostbusters 1991, con allegria e simpatia all'allora decenne erede unico e universale del sottoscritto. Lo terremo caro, come il ricordo, umano e artistico, della reincarnazione di un soldato Schwejk non più inconsapevolmente, ma scientemente e irreparabilmente insubordinato, refrattario a irregimentazioni e stolide discipline, militari, burocratiche, politiche.

Francesco Guccini, Giancarlo Roversi e Bonvi
Francesco Guccini, Giancarlo Roversi e Bonvi

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