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Ghiottonando: Agrigento
Natura e sapori nella Valle dei Templi
di Barbara Bertuzzi

E' la terra di Pirandello, Sciascia, Tomasi di Lampedusa e Camilleri.
E' ad Agrigento, la "più bella città dei mortali", che la natura si incontra con culture millenarie. Secoli e secoli di reperti archeologici e un patrimonio storico inestimabile si lasciano alle spalle emozionanti paesaggi che abbracciano terra e mare.
In questo angolo di Sicilia, a Febbraio, è già primavera e si assiste ad una spettacolare esplosione di colori: con la Sagra del Mandorlo in fiore si dà inizio al nuovo anno e si presentano le tipicità del territorio, tra profumi e aromi inconfondibili.
Nell'agrigentino, natura e sapori si svelano timidamente. Per carpirli, bisogna uscire dagli schemi del turismo classico e sperimentare percorsi alternativi (www.agrigentonatura.it).
Solo così si può scoprire la bellezza della Riserva Naturale di Torre Salsa, salire fino al promontorio d'argilla, dominare il mare, poi fermarsi e riconoscere le piante di pistacchi e le erbe aromatiche, tanto utilizzate nei menu del posto.
Tra il Tempio di Vulcano e quello dei Dioscuri, è d'obbligo una sosta al giardino della Kolymbetra, le cui limpide acque in origine servivano all'approvvigionamento idrico dell'antica Akragas. Oggi è un rigoglioso orto botanico e agrumeto sotto la tutela e la gestione del FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano, tel. 02/46761582), e offre un estasiante sinfonia di profumi intensissimi, di limoni, mandarini, aranci e piante della macchia mediterranea. Mangiare le specialità agrigentine all'aria aperta in questo piccolo Eden all'ombra dei templi e circondati da aranci di 25 specie e sapori differenti è un'esperienza indimenticabile.
Procedendo verso l'entroterra, il territorio dei Monti Sicani. Qui, i pastori e i casari insegnano come preparare la ricotta, dolce e salata, come stagionare il pecorino e come aromatizzarlo con peperoncino, olive, noci e pepe nero.
La gastronomia locale risente, più di ogni altra parte dell'isola, delle vecchie tradizioni contadine. Esalta i sapori dei prodotti tipici. Le olive bianche e nere, da spizzicare come antipasto, o da trasformare in saporitissimo olio. Il frumento di grano duro, che dona fragranza all'ottimo pane "casereccio", cotto a legna, e che rende unica la pasta lavorata ancora artigianalmente. Le carni di agnello, capretto e maiale, da abbinare a freschi carciofi, piselli e cardi. Le fave da cucinare il maccu, minestra della tradizione popolare, insaporita con finocchietto di montagna. La richiestissima caponata, cotta in agrodolce, con melanzane, sedano, cipolla e olive, senza l'aggiunta di pomodoro come prevede l'antica ricetta. La frutta succosa e saporita, come le pesche a polpa bianca di Bivona, le arance di Ribera, il tipico "melone d'inverno" e quella invece più fantasiosa, come i fichi secchi farciti di noci e mandorle o le carrube infornate. La cucina "giurgintana" si completa certamente con il pesce: sarde salate oppure gratinate nel forno; acciughe, che sciolte nell'olio ben condiscono pasta di varia foggia; sogliole di Porto Empedocle, da assaggiare fritte o alla griglia; per finire con il raffinato dentice servito con brodo di carne.
A tavola, la fantasia ereditata dagli influssi culinari delle varie dominazioni passate, sposa gusti sempre nuovi. E' così che i piatti si arricchiscono con pinoli, mentre i maccheroni si colorano di giallo zafferano! I menu di terra si mischiano a quelli di mare, come nella ricetta "pasta al ragù di triglia servita su un letto di maccu".
Per chi ama gli spuntini veloci, non c'é nulla di meglio di un cucchiaio di ricotta fresca con qualche tocchetto di salsiccia, impastata con pepe o finocchietto, da gustare assieme a morbide focacce farcite, come i cosiddetti "cudduruni", con pomodoro e pecorino, o i "migniulati", con carne di maiale macinata e pepe oppure anche i "miscati", con olive nere.

Ma é sicuramente con dolci e dessert, che il nostro palato si soddisfa maggiormente!
Ricotta, pistacchi e mandorle, non mancano mai nell'arte dolciaria di Agrigento, che attinge segreti e astuzie dai ricettari d'un tempo, gelosamente custoditi dalle suore di clausura del Monastero di Santo Spirito, nel centro della città. Ecco, allora, la delicata ricotta, lavorata a crema, zuccherata e aromatizzata, per finire cassata e cannoli e poi la pasta reale, ricca di polvere di mandorle miscelata allo zucchero, che stesa sulla spianatoia con l'aiuto del signaturi, attrezzo simile al matterello, va a guarnire pasticcini con il soffice cuore di conserva di pistacchio. Quest'ultima riempie una vera e propria prelibatezza delle feste di Pasqua, la pecura favarisa: una "scultura" di pasta reale, farcita proprio con il cremoso ripieno di pistacchio e zucchero.
E ancora, buccellati di fichi; cubbaita (torrone) di mandorle e pinoli; frutta marturana; cialdoni di ricotta e mandorle; ricci al pistacchio di color smeraldo; gelati, granite e sorbetti!

Dove sostare

AL LUPO NERO: UN TUFFO NELLA GENUINITÀ
Percorrendo le stradine tortuose dei Monti Sicani, si dimenticano d'un tratto i colori del mare e della costa agrigentina, a pochi chilometri di distanza, per immergersi nel paesaggio rurale di Casteltermini e del Parco delle Sette Lune, dal tipico sapore contadino d'un tempo.
Al Lupo Nero si riscopre il gusto dei formaggi freschi e stagionati, fatti giungere direttamente dai vicini caseifici, accompagnati da olive da tavola e prodotti sott'olio, artigianalmente confezionati nelle aziende agricole sparse qua e là sul territorio montano.
Si assaggia la semplicità dei piatti rustici che riconducono all'antica cucina siciliana, come i cavatelli al Lupo Nero, con pomodoro, sedano, zucchine, carote, spinaci e melanzane, arricchiti a piacere da una spolverata di ricotta salata, oppure la pasta condita solamente con freschissima ricotta, piselli e fave e, anche, i saporiti risotti agli asparagi e ai funghi. Un bicchiere di Nero D'Avola accompagnerà le varie portate. Di secondo, la grigliata mista di tenerissima carne di agnello, braciole di maiale e spiedini, con patate al forno e, volendo, carciofi e finocchi alla griglia.
Richiestissimo é il piatto di "stigliole": le interiora cotte a vapore e poi arrosto, aromatizzate con rosmarino e infilate negli stecchini con pezzetti di cipolla e olive. Sul finire, pesche, arance e mandarini non possono mancare, ma anche fichidindia, meloni e pere. Prima di congedarsi, non si può rinunciare alla degustazione dei maestri pasticceri. Dai cannolicchi, colmi di crema di ricotta dolce, alle cassatine, appena sfornate, e poi tanti biscottini alla mandorla e al pistacchio e, per chi ha ancora appetito, la tradizionale cassata, magari sorseggiando un delicato limoncello. Finito il succulento pasto, il viaggio a tavola continua con la visita alla biblioteca di Lupo Nero, sulla civiltà dell'entroterra siculo, e al Museo Etnoantropologico, per rivivere le arti e i mestieri dell'antichità.

AGRITURISMO "Lupo Nero" - Parco Sette Lune
Casteltermini (AG) - tel.0922-916859



Dehor: la raffinatezza dell'alta ristorazione siciliana
A chi giunge dopo il tramonto il panorama appare ancora più suggestivo. In posizione predominante sulla città di Agrigento, Il Dehor del Baglio della Luna si erge proprio su quella Valle dei Templi così elegantemente illuminata durante la notte.
A fare gli onori di casa, Damiano Ferraro, il giovane chef di origine agrigentina che, dopo una breve parentesi di lavoro all'estero, con tappe a Gstaad e a Londra, da cinque anni si occupa dell'accogliente ristorante, ben arredato con mobili d'epoca e dipinti della scuola siciliana e napoletana del XVIII e XIX secolo.
In modo straordinario e surreale, lo stile del locale fa rivivere i fasti del celebre romanzo di Tomasi di Lampedusa. E' così che al Dehor si può degustare il menu tratto da "Il Gattopardo", nel quale ogni portata affianca il riferimento preciso al testo. Ecco, allora, che il Timballo di maccheroni si legge al capitolo II: "…tre servitori in verde, oro e cipria entrarono recando ciascuno uno smisurato piatto d'argento che conteneva un torreggiante timballo di maccheroni…", mentre la Spigola in salsa con patate prezzemolate al capitolo VI: "…di tinte acciaio le spigole immerse nelle soffici salse". Così via, fino al dolce e al caffè.
L'alta ristorazione di Ferraro sapientemente adatta le ricette siciliane ai dettami della cucina italiana, con l'aggiunta però di qualche elemento di contrasto con il territorio, come nell'antipasto Strudel di fois-gras alle mele, uvette e pinoli su ristretto al passito di Pantelleria e cannella. Il menu à la carte offre sublimi abbinamenti, che tengono conto dei prodotti tipici locali e dei gusti delle varie culture che si sono avvicendate sull'isola, come nel Tonno grigliato al cous cous aromatico, fonduta di peperoni, vellutata di pomodorini alla menta. Per lo stesso motivo si fa ampio uso di spezie orientali: zafferano, coriandolo e zenzero. Segue l'omaggio alla tradizione d'eccellenza con l' Agrodolce di sarde e sgombro o la Caponatina di melanzane ai polipetti, gamberi, cozze e aragostine. Di preferenza si conclude il pasto con la Mousse di melone e gelatina di limone al passito di Pantelleria o la Fondente al cioccolato su parfait glacè di pistacchio. Un vasto assortimento di vini, siciliani e non, delizia gli amanti della bottiglia. Il tutto impreziosito dal servizio impeccabile e dalla creatività nella presentazione dei piatti. Assolutamente da consigliare a chi passa nei dintorni.

RISTORANTE "Il Dehor" - Foresteria Baglio della Luna
SS.640 - Contrada Maddalusa - Valle dei Templi - Agrigento
tel. 0922.511061

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