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Difendiamo l’agroalimentare italiano nonostante il silenzio assordante dei politici
di Alberto Lupini (*)

E dopo la protesta e l’indignazione, un po’ di concretezza. I tantissimi messaggi di consenso alla posizione assunta da “Italia a Tavola” riguardo al brindisi di Fabrizio Del Noce con Champagne in diretta Rai a Capodanno (oltre un’ottantina le mail visibili sul nostro sito e centinaia le telefonate o le adesioni al gruppo costituito su Facebook “DIFENDIAMO I PRODOTTI AGROALIMENTARI ITALIANI”) indicano una strada ben precisa: l’enogastronomia italiana ha bisogno di azioni e politiche coerenti per una sua tutela e valorizzazione. Non è solo lo Spumante che va difeso. Il gesto del direttore di Rai 1 non colpisce infatti solo le bollicine italiane, ma in genere tutti il sistema del Made in Italy a Tavola.

Questo è del resto il senso della nostra presa di posizione, che non voleva certo mettere all’indice Del Noce solo perché notoriamente antipatico e arrogante. Si tratta di una scelta chiara che (salvo qualche comprensibile distinguo di chi deve per forza farsi sempre notare) è stata del resto condivisa dalla stragrande maggioranza dei colleghi giornalisti del settore (che l’hanno rilanciata su siti, blog e giornali), dei produttori di vino e prodotti alimentari, dei sommelier, dei cuochi, degli enti e delle associazioni. Insomma, tutto il mondo che in qualche modo ha a che fare con la filiera dell’agroalimentare stavolta ha trovato una voce unanime e di ciò non possiamo che essere lieti e onorati. In questo senso la sconsiderata azione di Del Noce ha permesso di gettare un seme di coesione che speriamo possa ora germogliare, e di questo non possiamo che ringraziarlo. L'obiettivo di un vero gioco di squadra di tutti coloro che si occupano di alimentazione è del resto ciò che più sta a cuore a chi come noi ha costruito negli anni un'esperienza editoriale proprio sull’attenzione al territorio e alle produzioni di qualità che nella ristorazione devono trovare il loro naturale sbocco.

Al tempo stesso ribadiamo che non c’è alcuna campagna contro lo Champagne (vino di cui continuiamo anzi ad essere estimatori), ma solo una valutazione negativa riguardo l’opportunità di regalare un spot così gratuito, e becero, in dispregio di ogni regola sulla pubblicità occulta e dell'interesse del Paese.
E lasciamo perdere il fatto di avere bevuto “a canna” offrendo un esempio di rozzezza e incultura che colpisce al cuore tanti impegni per il bere responsabile. Altro che stupide iniziative come la soglia dello 0,2% di tasso alcolico come limite per guidare. Chi può mai controllare cosa beve se non lo fa da un bicchiere ?

Ci sarebbero state più di una ragione perché dai piani alti del Palazzo giungesse qualche parola almeno “di distinguo” rispetto ai dirigenti Rai. E invece a tutt’oggi, nulla. Anzi. Il silenzio che si coglie è assolutamente assordante. Quasi che tutti vogliano lavarsene le mani rinviando il caso all'Authority. Forse a molti politici e ministri interessa più la garanzia di qualche comparsata sugli schermi Rai che non comportamenti coerenti da parte di tutte le istituzioni pubbliche per l’interesse di una componente importante dell'economia nazionale che parte dai produttori Spumante e arriva agli allevatori di vacche da latte od ai ristoratori. E nonostante questa omertà colpevole, o forse proprio a causa di questa, non molleremo certo la spugna. Forti di un consenso che deriva dal buon senso e da un oggettivo interesse generale (che nulla ha a che spartire con provincialismi o derive antieuropee) andremo avanti.
Non senza ricordare che chi tace a volte lo fa per ignavia e non sempre ... chi tace acconsente. Spesso chi tace ... non dice niente.

Fra quanti non hanno detto nulla ci spiace ritrovare anche il ministro delle Politiche agricole, Luca Zaia, a cui abbiamo finora sempre offerto pieno credito e appoggio. Su questa vicenda non possiamo però non allinearci alla posizione di delusione espressa con forza da Roberto Rabachino, presidente dell’A.S.A., l’associazione della stampa agroalimentare, che pur chiamando direttamente in causa il Ministro si è visto negare anche una semplice risposta di solidarietà. Eppure nessuno gli ha chiesto una censura istituzionale che non gli compete. Solo di esprimersi come l'alta politica permette di fare.
Peccato, perché Zaia sta lavorando bene e questa è una scivolata che non ci aspettavamo. È fra l’altro il secondo silenzio da parte di Zaia che, attraverso il suo portavoce, ci ha fatto sapere di non essere interessato nemmeno a promuovere quel riconoscimento che avevamo sollecitato per il gesto eroico di Emanuele Lattanzi, il cuoco romano simbolo dell’attentato di Mumbay. Pazienza. Vuol dire che sabato a festeggiare Emanuele a Milano, mentre in tutto il mondo a cura del GVCI si celebra la giornata del risotto giallo, saremo in tanti ma il Governo lascerà una sedia vuota. Davvero peccato. Forse le presunte vittorie nella guerra dell’ananas hanno dato l’illusione che questa strada di finta autarchia fosse quella giusta per risolvere i problemi della ristorazione e dell’enogastronomia. Meglio rimboccarci le maniche e pensare a cose serie

(*) da ASA (Associazione Stampa Agroalimentare)
Newsletter 89 / 19.01.2009
www.asa-press.com

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