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Editoriale
Il paese di Bengodi
di Giancarlo Roversi

Se l’Emilia-Romagna non è il paese di Bengodi poco ci manca.
E’ comunque la terra che, attraverso i suoi splendidi cibi, celebra ogni giorno l’art de vivre, per dirla coi francesi che in questo campo la sanno lunga, ossia la gioia di vivere dando sapore alla vita ed esaltando lo spirito di accoglienza che si lega felicemente alla cultura della tavola e dà alla regione una vocazione non solo enogastronomica ma turistica con pochi rivali.
Il diario di viaggio del buongustaio ideale in pellegrinaggio attraverso la regione, seppure limitato a rapidi appunti, si presenta zeppo di tentazioni stuzzicanti.
In una terra che ha una devozione immemorabile per il maiale il culto più solenne è dedicato ai salumi, la cui gamma appare a dir poco stupefacente: dalle morbidissime coppe e salami piacentini, al re dei prosciutti, quello di Parma DOC, agli altri gioielli del territorio parmense: primo fra tutti il gioiello suino, l’inimitabile culatello di Zibello, prodotto con amore nelle terre della Bassa, e poi il salame di Felino, la spalla cotta di S: Secondo, Strolghinoamatissima da Giuseppe Verdi, lo “strolghino”, un salamino dolcissimo di culatello da mangiare “giovane”, la “mariola, una sorta di grosso cotechino, il “prete” e il “vescovo”, insaccati variamente farciti da mangiare lessati.

Modena, oltre che per il suo prosciutto tipico, si distingue per il tradizionale zampone di maiale, che dopo la cottura sprigiona aromi irresistibili. Bologna è famosa fin dall’antichità per la sua mortadella suadente e profumata, per i suoi “ciccioli” croccanti di maiale, il salame rosa, la coppa di testa, i cotechini e i cappelli da prete. Ferrara propone per i palati più decisi, il salame all’aglio e la sua singolarissima “salama da sugo”, un insaccato dal gusto vivace prodotto ancora con la ricetta del Rinascimento. La Romagna è tutta un’apoteosi di salsicce prelibate e salami gentili, molto magri e saporiti, cui si affiancano il prosciutto di Carpegna e il “bellecot”, un cotechino delicato tipico della Bassa ravennate.
Nell'arcipelago caseario regna sovrano il più mitizzato formaggio del mondo, il parmigiano-reggiano, fabbricato esclusivamente nelle province di Parma, Reggio, Modena, in metà di quella di Bologna (alla sinistra del fiume Reno) e nell’Oltrepo mantovano. Nel piacentino come in tutta l’alta Romagna si gustano anche ottimi pecorini. Fra i latticini freschi stupendi sono lo “scquacquerone” di Castel S.Pietro nel Bolognese, una specie di saporoso Stracchino stracchino, e il prezioso “raviggiolo” dell’Appennino romagnolo, una cagliata delicatissima da mangiare appena fatta sulle foglie di felce. Un posto d'onore spetta al singolare “formaggio di fossa”, stagionato dentro antichi pertugi dove si ingentilisce di nuovi incredibili aromi, che ha il suo centro nevralgico nell'estremo lembo della Romagna, quella che profuma già di mare, a Sogliano e nei suoi dintorni tra cui Roncofreddo dove si trova l’antica fossa dell’Abbondanza, un nome che la dice lunga.

L’Emilia-Romagna è anche la madre di tutte le paste, ricavate a colpi di matterello da invitanti sfoglie dorate. Fra quelle farcite in brodo il primato spetta al piatto simbolo di Bologna, i tortellini, presenti anche a Modena, ma con una ricetta differente, cui si accompagnano i cappelletti reggiani e quelli ferraresi con ripieni a base di carne di maiale, pollo, vitello in diverse composizioni, come pure i cappelletti romagnoli, farciti con formaggi freschi e stagionati in varie proporzioni e talora con l’aggiunta di carne di maiale, e gli anolini di Parma. Straordinariamente ricco anche il ventaglio di paste asciutte: dai tortelli di erbette piacentini, parmigiani e reggiani, ai tortelloni di ricotta di Bologna, a quelli di patate tipici dell’Appennino, alle celebri lasagne e tagliatelle bolognesi insaporite da un ragù di carne celebre nel mondo, ai “pisarei e fasò” piacentini, ai cappellacci e al rinascimentale pasticcio di maccheroni di Ferrara, ai ravioli, ai “garganelli” romagnoli, alle paste condite con crostacei, molluschi e pesce della riviera romagnola. Senza contare la bomba di riso parmigiana, i passatelli in brodo e i "manfrigoli" romagnoli, la polenta coi funghi e le tagliatelle a base di farina di Pane di Ferraracastagne presenti in alcune zone di montagna sia emiliane (Borgotaro) che romagnole (Bagno di Romagna).
Né va dimenticato un pane magnifico, anzi il pane per eccellenza, quello di Ferrara, fragrante e friabile, e tanti sostituti invitanti: la piadina romagnola, anche farcita di erbe o di altri ingredienti per formare i “cassoni” o “crescioni”, cui fanno corona “crescenti” al forno, insaporite con ritagli di prosciutto, e “crescentine” fritte di Bologna, “gnocco” e torta fritti di Reggio Emilia e di Parma, “tigelle” e “borlenghi” di Modena nonché la torta d’erbe di Borgotaro, il delizioso “erbazzone” e le “chizze” di origine ebraica di Reggio Emilia…
Anche se questa è una regione che venera i primi piatti, il panorama dei secondi non è meno titillante e abbraccia ogni tipo di cottura e preparazione e ogni qualità di carne, compresa la selvaggina, con una particolare specializzazione della Romagna per il castrato. E ovviamente, sulla costiera adriatica, anche saporitissimi pesci, molluschi e crostacei, cucinati alla griglia, in brodetto, fritti, arrostiti e in insalata e sui caratteristici spiedini piantati sui “foconi” colmi di sabbia. In più una vocazione specifica: quella delle Valli di Comacchio e di Goro per i piatti  che hanno come protagoniste le celebri anguille locali.

E, se non bastasse, frutta e ortaggi saporosi e giustamente famosi come le patate tipiche di Bologna, lo scalogno romagnolo, la cipolla dorata di Bologna e quella di Parma, l’aglio del Piacentino, i piselli del Cesenate, l’asparago di Altedo nella bassa bolognese, le ciliegie di Vignola, la pera tipica di Bologna, le mele ferraresi, le pesche e le fragole della Romagna, i succosi meloni e cocomeri della Bassa ferrarese, bolognese e ravennate, le castagne e i frutti di bosco delle foreste appenniniche, specie di quelle casentinesi tra la Romagna e la Toscana, i funghi dell’Alto parmense, i tartufi della montagna bolognese e di quella romagnola e dei boschi di Panfilia e della Mesola nel Ferrarese .
Per finire in bellezza due diamanti autentici della gastronomia regionale: l’aceto balsamico tradizionale, sia del Consorzio dei produttori di Modena che di quello reggiano, e un olio esclusivo che sgorga dagli oliveti di di Brisighella, cui si affianca quello delle colline cesenati e riminesi.
Dulcis in fundo il campionario dei dolci tipici che offre una panoramica stimolante, comprendente: le “spongate”, di antica derivazione ebraica, lungo la sponda del Po nel Parmense e nel Reggiano, la torta Barozzi di Vignola, il “bensone” e i tortelli dolci di Modena, il “certosino” o “panspeziale”, il “panone”, la “pinza”, le raviole, e i sughi di Bologna, gli “africanetti” di S. Giovanni in Persiceto,  Africanetti di S. 
	  Giovanni in Persiceto i biscotti del Re di Altedo, la “crescente con l’uva” della montagna bolognese, la torta di tagliatelle e il “pan pepato” di Ferrara, i castagnacci, le torte di castagne e altri dolci a base di farina di castagne in tutta la facia montana, la zuppa inglese farcita con crema e imbevuta nell’alkermes presente in diverse versioni in quasi tutta la regione come pure tante ciambelle, crostate, biscotti di varie forme, preparazioni e sapori presenti un po’ dovunque, così come la torta di riso che a Bologna prende il nome di torta degli “addobbi”.
E per brindare tanti vini gioiosi, seducenti, intriganti, fatti per stare assieme, sia frizzanti che fermi, secchi, abboccati o dolci, austeri o allegri: il rosso gutturnio, l’ortrugo, il Monterosso, il malvasia ammaliante dei colli piacentini, la fortana della Bassa parnense, i diversi tipi di lambrusco reggiano e modenese, il pignoletto, il barbera, il sauvignon dei colli bolognesi, i vini di sabbia del Bosco Eliceo nel Ferrarese, l’albana di Bertinoro, il sangiovese, il pagadebit, la delicata cagnina di Romagna e tanti altri ancora, tutti presenti in una trionfale sfilata nelle suggestive cantine della Rocca di Dozza, sulle colline imolesi, sede dell’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna.
Prosit.

 

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